TORCE UMANE IN TIBET. MANIFESTAZIONE IN PIAZZA MONTECITORIO A ROMA. ADESIONE DELL’ASSOCIAZIONE COMUNI, PROVINCE E REGIONI PER IL TIBET.
MARIA CRISTINA SPINOSA E BRUNO MELLANO: “ORA PIU’ CHE MAI OCCORRE DARE VOCE E FORZA AL DALAI LAMA ED AL NUOVO GOVERNO TIBETANO IN ESILIO”
Giovani monaci tibetani scelgono di immolarsi come torce umane contro la repressione del regime: una disperazione che diventa atto estremo. I cinesi arrivano ad accusare lo stesso Dalai Lama di istigare i giovani tibetani a darsi fuoco e gli organismi preposti al controllo dell’ortodossia religiosa del partito comunista cinese si permetto addirittura di pontificare sulla violenza di questi sono gesti autolesionistici e suicidi perche vanno “contro la morale buddista” e costituiscono “una forma di terrorismo mascherato”. Si tratta più semplicemente un altro pretesto per aumentare la repressione e annunciare ulteriori “misure restrittive” in Tibet. Come sempre Pechino risponde con l’arroganza e la forza, chiudendo gli occhi e negando quello che da sessanta anni a questa parte il popolo tibetano ha cercato di ricordare a loro e al mondo: la brutale e sanguinosa occupazione di un paese libero, la sistematica violazione dei diritti dei tibetani, gli arresti e le detenzioni, le torture e gli aborti forzati. Per protestare contro questa drammatica situazione da marzo a oggi ben dieci giovani si sono cosparsi di benzina e dati fuoco al grido di “Tibet Libero” sei di questi sono morti per le ustioni riportate, tre sono ancora in ospedale gravissimi e uno è stato fatto sparire dalla polizia. Neppure le più che accomodanti proposte del Dalai Lama in questi anni sono state accettate da Pechino, che anzi le rigetta come un tentativo subdolo di attentare all’unità della madre patria. E pensare che il Dalai Lama è per Pechino un’assicurazione, forse l’unica, che la lotta del Tibet non degeneri in forme di violenza aperta o addirittura di terrorismo. Occorre lottare affinché la Repubblica Popolare di Cina capisca che il Dalai Lama ed il nuovo Governo tibetano in esilio sono parte della soluzione e non del problema!




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